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best off 2006

di vertigine (02/03/2006 - 17:38)

Appunti su Best off 2006

di Rossano Astremo

 

 

 

0.

Lo ammetto. Quando ho saputo che sarebbe stato Giulio Mozzi a curare Best off 2006 un po’ ho storto il naso. Attenzione, non perché ritenessi Mozzi inadatto a ricoprire un simile ruolo. Al contrario, consideravo Mozzi troppo idoneo, un maestro concertatore con i controfiocchi, il migliore tra i gli eventuali papabili sulla piazza. Chi meglio di lui, scrittore, editor, insegnante di scrittura creativa, curatore di un sito letterario tra i più cliccati in Rete, avrebbe potuto dare vita ad una selezione dei testi più significativi apparsi su rivista nell’anno 2005?

                    

1.

Il problema non era rappresentato da Giulio Mozzi, ma dalla mia percezione del Best off. Una questione privata, quindi. Cosa andavo cercando da un testo che raccoglieva le cose “migliori” uscite in riviste cartacce, riviste on line, lit-blog e quant’altro contiene sostanza letteraria? La risposta l’ho trovato dopo aver letto questo volume. Ero alla ricerca dello spiazzamento, ero alla ricerca di un prodotto che non fosse scontato. La mia “paura” era quella di leggere una selezione banale, magari di testi già letti, scaricati, sottolineati, dibattuti, assimilati. In fondo il ruolo delle riviste, soprattutto di quelle poco accademiche e molto militanti, è quello di produrre percorsi di senso in ricaduta immediata sul presente. Temevo che ne uscisse fuori un testo superato, poco utile.

 

 

 

2.

Cosa aveva fatto Antonio Pascale, curatore del Best off 2005? Aveva fatto il suo lavoro di selettore. Aveva scelto testi che gli erano piaciuti, aveva preso in considerazione un numero limitato di riviste, molte cartacee, poche leggibili in Rete, aveva apparecchiato una scenografia che ottimamente rispecchiava la sua percezione di letteratura. Diviso in tre parti, Territorio, Immaginario, Lavoro, con un’Appendice, il libro conteneva molta narrazione, poca critica. Non sto dando giudizi di valore. A me la lettura di Best off 2005 è piaciuta molto, perché molti testi presenti non li avevo letti, perché c’era dentro gente che stimo molto per quello che scrive, Roberto Saviano Alessandro Leogrande, Cristiano de Majo, Francesco Pacifico, Vanessa Ambrosecchio. Ho, poi, assistito ad una presentazione del libro nell’aprile 2005, a Lecce. C’era Saviano, a presentarlo Francesco Dezio e Graziano Dell’Anna. Eravamo meno di dieci persone. Fu un incontro davvero interessante, dove ebbi il piacere non solo di leggere, ma anche di ascoltare in presa diretta i racconti di Saviano.

Pascale, quindi, ha svolto il suo lavoro nel migliore dei modi.

Ha soggettivizzato l’antologia.

Ha cucito un abito su misura.

Bello, griffato, che non fa una grinza.

 

 

 

3.

Mozzi troppo scontato, pensavo.

Poi ho le mie paure si sono dissolte leggendo il volume, e leggendo articoli che in gran parte avevo già letto, assimilato, sottolineato, stampato, conservato, dalla querelle sul genocidio culturale avviato da Carla Benedetti, con risposta di Loredana Lipperini e controreplica della Benedetti, all’articolo di Antonio Moresco sulla Restaurazione, con articoli successivi di Filippo La Porta, dello stesso Mozzi, di Tiziano Scarpa, sino ad arrivare alla stroncatura di Aldo Nove sul romanzo di Piperno, con la risposta ultrapsichica di Giuseppe Genna. Il libro è suddiviso in sei parti, Genocidio culturale, letteratura popolare, La Restaurazione, Gli stati della poesia, E’ più importante riferire che inventare?, Fantasticare sui popoli, Tre divagazioni e tre allegorie. Oltre ai pezzi di cui ho parlato sopra, c’è molta roba che non avevo letto. L’intervista a Gianni Crespi dal titolo “Il mercato editoriale italiano: problemi e prospettive” è molto interessante, tutta la sezione sugli stati della poesia mette il coltello nella piaga  che sta infettando il rapporto tra poesia e ed editoria, con un pezzo davvero delizioso di Luca Nanniperi, dal titolo “Appunti su amore e letteratura come sistema di potere”.

 

 

 

4.

Giulio Mozzi mi ha spiazzato.

In positivo.

Quando ho chiuso il libro ho pensato questo libro deve entrare nelle università, nei licei, è educativo e formativo.

Non c’è poesia, non c’è narrativa, non c’è nemmeno critica letteraria. Nella selezione dei testi viene dato molto più spazio ai blog letterari. Il sistema sanguigno delle repubbliche delle lettere, per citare Mozzi, ha nei lit-blog il suo centro nevralgico. L’industri culturale e i suoi arcani sono i veri protagonisti del testo. Il libro svela tutto quello che c’è prima e dopo il processo creativo. C’è un filo logico che lega tutto. è utile perché problematizza e storicizza.

Mozzi non infila dentro ciò che gli piace, in questo c’è il gap rispetto all’operazione di Pascale, ma cerca di creare un qualcosa di utile.

 

 

 

5.

“Non c’è il meglio qui dentro.”

“Ma Mozzi lo ha scritto nella prefazione.”

“E che ha scritto?”

“Ha scritto: ‘Avrei potuto, certo, scegliere quindici racconti veramente belli e confezionare un volume in quel modo. Ma temo che avrei fatto una cosa inutile’ .”

“A te è piaciuto?”

“Ho imparato molte cose. Molti libri non m’insegnano nulla!”

“E cosa hai imparato?”

“Molte cose su quanto costa ad un editore produrre un libro.”

“Interessante.”

“…”

 

 

 

6.

Chi sarò il curatore del prossimo Best off?

Forse alla minimum fax già lo sanno.

Chi vorrei vedere io all’opera?

Tre nomi su tutti: Giuseppe Genna, Loredana Lipperini, Emanuele Trevi.

Voi che dite?

 

VERTIGINE: IL LIBRO

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